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venerdì 1 luglio 2016

Dottor Cannabis

Un giudice di Lucca ha sentenziato che il medico Cinquini, storico antiproibizionista, non ha commesso reati coltivando piante in Versilia. Lui ha appena scritto un libro e continua la sua battaglia: "E' un farmaco di prima scelta, abbattiamo i divieti"



Dottor Cannabis è andato assolto. Il fatto non sussiste: non ha commesso reato. La sua canapa indiana ibrida, fatta crescere nella campagna versiliese, è a basso principio attivo. Non può coltivarla, la legge non lo consente, ma un tribunale ora riconosce che non l'ha fatto per arricchirsi. Lui lo fa - si sa, da trent'anni - per curare pazienti e consentire a una battaglia culturale, l'uso della cannabis a fini terapeutici, di far breccia in un paese farmaco-dipendente.


La sentenza di assoluzione è di tre giorni fa, firmata da un giudice per le indagini preliminari di Lucca, e fin qui è rimasta in sordina. Le autodenunce e gli arresti del dottor Fabrizio Cinquini, ora 52 anni, chirurgo vascolare nato a Viareggio, i suoi ricoveri coatti all'ospedale psichiatrico di Montelupo Fiorentino, invece, hanno fatto sempre grande rumore.

L'ultimo fermo era stato lo scorso 5 maggio, un giovedì sera. I carabinieri di Forte dei Marmi, allertati da una villeggiante impaurita, avevano trovato il dottor Cinquini piegato a innaffiare le sue piante: sedici in vaso, otto a terra. Ibridi di cannabis di quarta generazione. Un paio di chilometri lontano dalla casa della madre, dove era stato mandato da un precedente giudice in dimora coatta "perché lì non avrà terreno a disposizione". Il terreno se l'è trovato due chilometri lontano. Il Dottor Cannabis aveva già obbligo di dimora e quel 5 maggio lo aveva violato (un altro reato) andando ad innaffiare tra la città e la campagna di Forte dei Marmi. "Temo una pena esemplare", si era confidato il medico, "una pena che scoraggi tutti i malati che vogliono coltivare la cannabis a scopo terapeutico". Lunedì scorso, dopo le perizie che avevano accertato la bassa presenza di principio attivo nella gran parte delle piante sequestrate, è arrivata l'assoluzione. E il suo avvocato ha scritto su Facebook: "Una persecuzione è finita".

Già. Il curriculum giudiziario del dottor Fabrizio Cinquini è lungo. Nel dicembre del 2013 l'uomo era stato condannato a sei anni: si era autodenunciato invitando troupe televisive nel suo primo campo, a Pietrasanta (lì le piante coltivate erano 277). La sentenza di primo grado si basava sulla legge Fini-Giovanardi, due mesi dopo sarebbe stata dichiarata incostituzionale dalla Cassazione. In appello la pena è scesa a due anni e otto mesi. Per le sue battaglie Cinquini è già stato nel carcere di Lucca, il San Giorgio, quindi l'hanno ricoverato all'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino, dove è stato dichiarato sano di mente, e ancora in una cella del carcere di Massa.

Il chirurgo si convertì alla cannabis medica durante il servizio (sanitario) militare, in Sardegna, fatto nell'Aeronautica: scelse di curare con la canapa indiana una ragazza fortemente anoressica ottenendo il suo ritorno a un regime alimentare sano. A 34 anni Cinquini contrasse l'epatite C, nel corso di un'operazione in urgenza a bordo di un'ambulanza. Era il 1997, si autocurò con la cannabis. Ricorda adesso al telefono: "Dopo 18 mesi di chemio ero senza forze, dovevo trovare un trattamento diverso. Ho messo a punto una terapia nutrizionale a base di canapa, aloe e papaia. Ebbe successo: il peso tornò, i miei anticorpi salirono". Da allora il medico ha fondato associazioni e battezzato eventi, "Cannabis tipo forte", organizzato congressi con esperti internazionali e scambiato semi e informazioni con colleghi, pazienti, ricercatori in tutto il mondo. Lo hanno attaccato in molti, e difeso politici di opposti schieramenti. Pd e Sel, Cinque Stelle e Pdl. Mai i centristi di Giovanardi, Alfano, Lorenzin. Cinquini ha appena dato alle stampe un libro per l'editore Dissensi, "Dottor Cannabis", appunto, curato da Matteo Provvidenza. Scrive raccontando la sua tumultuosa storia: "Non abbiamo scoperto tutto sul sistema cannabinoide, ma quel poco che sappiamo ci obbliga a restituire a questa sacra pianta il rispetto che pochi malfattori, per i loro biechi interessi, le hanno tolto. Libertà di terapia, di ricerca, di culto oggi in Italia sono parole prive di fondamento pragmatico".

Ha una moglie e una figlia, il medico Cinquini. Esercita tra l'Italia e la Comunità Valenciana (anche lì la coltivazione di cannabis è vietata). Ed è convinto, sostenuto da una letteratura medica ormai antica, che con la canapa si possa curare una dozzina di malattie, alcune gravissime. Per ora, grazie anche alla sua spinta, in Toscana si è ottenuto di portare avanti il progetto per una produzione terapeutica attraverso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. "Continuerò a coltivare e a studiare la cannabis, non riesco a rinunciare a questo sogno. Se me lo impediranno in Italia andrò a Valencia, se me lo impediranno a Valencia percorrerò migliaia di chilometri per trovare luoghi adatti. Ho scelto di essere illecito per non essere criminale, non voglio curare pazienti con medicinali inadatti, pericolosi. Qualcosa sta cambiando, anche da noi. L'Università di Pisa ha un centro per le terapie antidolore che ha già trattato 800 casi con i cannabinoidi, l'Università di Modena si sta muovendo in questa direzione. La cannabis è un farmaco di prima scelta per l'anoressia e la bulimia nervosa, è dimostrato dai ricercatori francesi. Riusciremo, coltivando e sperimentando, a togliere divieti che non stanno più in piedi".

Assolto Dottor Cannabis "Continuerò a curare con la canapa indiana" CORRADO ZUNINO 29 giugno 2016

Medical cannabis for military veterans passes Congress 

21 MAGGIO 2016

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